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Strenne da Viterbo

a cura di Angelo Sapio

Con questo titolo si vuole dare avvio ad una nuova iniziativa del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo, che ormai da oltre dieci anni è impegnato nel recupero della figura storica della santa patrona viterbese attraverso un’attenta analisi critica delle fonti antiche, a cui ha fatto seguito tutta una serie di pubblicazioni e progetti volti a comunicare informazioni e spunti di riflessione ad un pubblico di interessati sempre più ampio, fatto non più solo di addetti ai lavori, ma anche di appassionati e devoti da tutto il mondo.

Questo riscontro ha suggerito l’idea di creare una finestra comunicativa più agile in cui canalizzare dati, curiosità, pillole di storia meno note, annunci o novità gravitanti attorno al Monastero della Santa e alla comunità viterbese in generale. Dunque il titolo di “Strenne da Viterbo” intese come doni che il Centro Studi vuole regalare ai suoi sostenitori in questo nuovo anno, che possano essere anche di buon auspicio per i tempi a venire. Già i più attenti si saranno accorti della netta somiglianza che c’è tra questo nome, dall’aspetto un po’ desueto, e quello di una vecchia conoscenza del Capoluogo della Tuscia. Nella seconda metà dell’Ottocento, precisamente tra il 1869 ed il 1890, a Viterbo veniva pubblicata annualmente una rivista intitolata “La Rosa. Strenna Viterbese”, organo di stampa del Circolo S. Rosa, primo avamposto locale della Società della Gioventù Cattolica Italiana (futura A.C.I.) fondato da Mario Fani.

Quello della strenna era infatti un prodotto editoriale molto diffuso nel corso del XIX secolo, che consisteva in un libro-dono offerto come augurio in occasione delle festività natalizie che conteneva poesie e testi letterari. “La Rosa, Strenna Viterbese” consisteva nello specifico in un annuario con articoli vari sotto forma di saggi e dialoghi, novelle e racconti moralistici, inni, sonetti, preghiere e aneddoti storici sulle antiche gesta della città e della sua patrona intrecciati a vicende attuali. Sulla scorta di quanto ci viene suggerito dal passato, pertanto, senza ambire certo ad un obiettivo troppo ardito, il CSSRV proporrà questa rubrica divulgativa per chiunque abbia il desiderio di saperne sempre qualcosa di più. Non c’è modo migliore, quindi, che aprire con un estratto dall’articolo di apertura de “La Rosa, Strenna Viterbese pel 1870”:

Che cosa è strenna?

Strenne chiamavansi i doni che facevansi il primo giorno dell’anno, e la loro origine si fa risalire al tempo in cui regnarono insieme Romolo e Tazio. Dicesi che Tazio, avendo ricevuto al cominciare del novello anno coi buoni augurii alcuni rami tagliati in un bosco sacro a Strenna, dea della forza, autorizzasse in seguito un tal uso e loro desse il nome di strenne in onore di quella. Per i Romani solennissimo riesciva il primo giorno dell’anno, e lo dedicarono a Giano, rappresentato con due volti, siccome quegli che guarda l’anno passato, e quello eziando che sta per incominciare. In questa occasione tutti a vicenda scambiavansi prosperi e felicissimi augurii e donavano fichi, datteri e miele per indicare con siffatti segni, ch’essi desideravano agli amici una vita ricolma di dolcezza e felicità. Sotto Augusto il popolo, i cavalieri ed i senatori presentavano strenne all’Imperatore: e quando trovavasi assente le portavano al Campidoglio. Tiberio proibì le strenne dopo il primo giorno dell’anno, perché il popolo si occupava per otto continui giorni di siffatta ceremonia. Claudio, di lui successore, proibì che l’importunassero colle strenne. Nullameno l’usanza non venne meno fra il popolo, ed i Greci l’ebbero dai Romani.