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Laboratorio estivo: Documenti pontifici

Il Laboratorio si propone di introdurre alle tecniche, ai metodi, alla cultura dell’edizione delle fonti documentarie mediante un corso intensivo, che prevede un lavoro pratico con alcuni approfondimenti tematici. L’oggetto di studio sono le lettere papali ricevute e conservate dalle Clarisse del monastero di S. Tommaso di Monte Santo, od. Potenza Picena (XIII-XV secolo), inedite.

Destinatari: chi ha una buona conoscenza del latino e della paleografia

Date: 6-10 settembre 2021, ore 9.30-12.30 / 15.30-17.30

Modulo iscrizione: https://forms.gle/vjZAbxLFfQbCuqaw7

Scadenza: 25 agosto 2021

Come: a distanza

Di seguito il dettaglio del bando. 

Vedi anche Laboratorio estivo “Edizione Statuto di Castro”.

Una esplosione inspiegabile

a cura di Paolo Paganucci

Nell’archivio del Monastero di S. Rosa da Viterbo, oltre a documenti di chiara e riconosciuta importanza  storica, ci sono anche degli scritti, memorie e appunti, redatti  nel corso dei secoli dalle monache in occasione di eventi e fatti degni di nota o che hanno turbato e sconvolto il sereno scorrere del loro tempo.

In questo articolo si vuole far conoscere una relazione della metà del XVIII secolo, costituita da poco più di due pagine e senza firma, che dopo un’ampia descrizione di alcuni locali del piano primo, adiacenti alla chiesa e posti sopra un porticato con colonne in peperino, in cui tra l’altro si trovava l’archivio, entra nel vivo del fatto narrando: “Contigua a detto archivio era un’altra stanza non addetta ad alcun uso ed in essa serbavasi libre 85 di polvere, entro due conche di rame, destinata a fare lo sparo de mortaretti in occasione delle feste solenni“.

Con questi presupposti e rammentando che 85 libre di polvere da sparo corrispondono a circa 29 kg , veniamo all’incidente.

Nel dì 6 del corrente marzo 1751, giorno dedicato alla preziosa morte della santa ed appunto compiono il quinto secolo del di lei felice passaggio alla gloria, circa le hore 21, stando quasi tutte le religiose nella chiesa interiore, per andare secondo il costume  al bacio dei piedi d’essa  Santa, e mentre gran parte di esse, avendo terminato la pia funzione passavano o al parlatorio o alla cantoria suddetta a grate superiori della Chiesa, si sentì all’improvviso un orribile strepito, che in quel subito fu creduto  terremoto, ma ben presto apparvero le fiamme che sboccarono  da una delle grate superiori della Chiesa, e dalla grata del suddetto parlatorio.

Immediatamente con grande fracasso rovinarono i muri e si riconobbe, che accesasi, non si sa come la polvere suddetta  era rovinato il pavimento di quella stanza, le pareti  a destra  ove stava l’Archivio, ed a sinistra, i soffitti superiori di detta  stanza insieme col tetto e la metà del pavimento  del dormitorio,  per cui passavasi  alle medesime grate superiori della Chiesa;  restò in più parti conquassato il muro sostenuto e piantato sopra esse  colonne peperine che formano il portico, ed  altresì  l’altro muro, che divideva le stanze del dormitorio; balzato uno stipite di peperino della finestra dell’Archivio,  slogati gli atri stipiti delle finestre di esse pareti, ed in fine fracassati tutti i vetri delle sei lunette del portico, e delle altre finestre tutte corrispondenti al detto claustro, e nel Parlatorio medesimo, benché in molta distanza fossero.

In detta rovina restò  ancor sepolto e conquassato il credenzone ove conservasi le scritture tutte e libri dell’archivio sopradetto le quali però intatte ed illese sono state interamente ritrovate e dissotterrate.

Fù inesplicabile lo spavento cagionato nelle religiose in si funesto  successo,  mentre tre di esse allora eran per uscire dalla Chiesa interiore per passare al suddetto portico ed sentivansi  inspirare a retrocedere ed in tal dubietà o di aspettare o di andare avanti sospese, vidersi avanti gli occhi cadere il pavimento.

Tre altre religiose e due educande stavano alle grate del parlatorio e si videro all’intorno circondare dalle fiamme, che quindi sboccarono all’aria aperta. Un’altra educanda volendo entrare nella cantoria della Chiesa appena vi pose dentro il piede, che sentì violentemente sospingersi  la porta alle spalle  e voltatasi vide le fiamme e la ruina delle pareti, presso le quali allora era passata.

Niuna però di esse per grazia del Signore, restò offesa in minima.

Non può immaginarsi  la ragione di tal incendio, poiché sol tanto il 4 marzo era stata aperta la suddetta stanza per consegnare la polvere al bombardiero per gli spari soliti a farsi  in occasione della festa della Santa, ma poi subito serrata,  venia  la chiave ritenuta dalla M. Abbadessa, senza che alcuno più potesse penetrarvi.

Inoltre le stanze medesime rovinate erano lontane da tutte le officine e luoghi ove si custodisce il fuoco: la porta e finestra di detta stanza, ov’era la polvere eran ben chiuse.

In somma capirsi non può in qual  modo essa polvere si accendesse.

Manoscritti di Girolamo Vittori

Presso l’archivio del Monastero di Santa Rosa di Viterbo si conserva da oltre quattro secoli un manoscritto sconosciuto ai più, contenente la vita e i miracoli di s. Rosa. Trattasi nella fattispecie di una libera versione in lingua volgare del Processo di Canonizzazione del 1457 indetto da Papa Callisto III. L’autore è tale Girolamo Vittori, canonico della Cattedrale di Viterbo e confessore delle Clarisse del Monastero della Santa nel secondo decennio del XVII° secolo. Nelle pagine iniziali si evince la volontà dell’autore di dedicare e destinare questo lavoro alle Monache affinché potessero usufruirne secondo le loro necessità. Erano infatti i primi anni della forte riscoperta del culto rosiano a Viterbo e, di conseguenza, della crescente domanda d’ingresso di giovani aspiranti in Monastero. Si rendeva pertanto necessario uno strumento più agile per la conoscenza della vita della Santa rispetto agli atti ufficiali del Processo, certamente meno accessibili. Dopo la fortunata pubblicazione della biografia della Patrona viterbese di Pietro Coretini, posteriore di circa vent’anni, se ne perse quasi certamente memoria. Tuttavia, pur rimanendo tutt’oggi un’opera inedita, si ha conoscenza di una seconda copia, anch’essa manoscritta, conservata presso la Biblioteca Comunale degli Ardenti di Viterbo.

È in corso la trascrizione del testo, del quale si intende fare una collazione di entrambi i manoscritti, al fine anche di capire se essi siano o meno opera della stessa mano.

 

I rami di santa Rosa: esposizione

Una nuova esposizione presso il Monastero di Santa Rosa prende il via il 22 maggio fino al 22 agosto 2021. Si tratta delle lastre calcografiche in rame (e due in ottone) utilizzate per stampare i miracoli di Rosa sui cuscinetti in stoffa. Questi, una volta messi a contatto con il Corpo Santo, divenivano reliquie da contatto. Le medesime lastre erano utilizzate anche per stampare su carta santini e immagini devozionali.

Per prenotare delle visite guidate scrivere a guide@centrostudisantarosa.org.

Workshop finale del laboratorio di edizione fonti liturgiche

A conclusione del laboratorio di edizioni di fonti liturgiche i partecipanti al laboratorio, insieme a qualche invitato esterno, propongono un seminario di approfondimento delle fonti analizzate, dei metodi utilizzati e delle indagini storiche sull’ufficio liturgico di Santa Rosa da Viterbo.

Il workshop si terrà sabato 19 giugno, la mattina dalle ore 9.30 alle ore 13.00 e il pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 17.00.
Chi lo desidera può partecipare al seminario attraverso la piattaforma Zoom, iscrivendosi gratuitamente a questo link.

  

Il monastero e la città nel XV secolo.

Leonarda Bonsignori è la vincitrice della seconda borsa di studio “S. Rosa”, bandita dal Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus con il contributo dell’Università della Tuscia, del Comune di Viterbo, della Fondazione CARIVIT e del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa da Viterbo e con il patrocinio gratuito della Provincia di Viterbo e della Diocesi di Viterbo.

La giovanissima studiosa ha proposto una ricerca dal titolo: «Il monastero e la città. Proprietà, amministrazione e territorio nelle carte di Santa Rosa di Viterbo tra XV e XVI secolo».  

 Intorno alla seconda metà del XV secolo, la nuova sensibilità rinascimentale per l’arte ed il decoro urbano, i proventi derivati dal transito dei pellegrini e l’azione munifica di alcuni papi favorirono il rilancio dei maggiori monasteri viterbesi. Il caso di Santa Rosa risulta in questo senso emblematico. Se nel 1415 la comunità religiosa era arrivata a contare appena cinque monache (un numero talmente basso da indurre le autorità comunali a deliberare circa la soppressione del monastero), a partire dal 1437 si assiste ad un graduale processo di ripresa, in termini economici e numerici, culminante nel 1450. Il Giubileo indetto per quell’anno, si rivelò determinante per la fortuna del monastero, non solo perché i pellegrini promossero il culto di Rosa al di fuori del contesto locale, ma soprattutto per le generose elemosine, che fruttarono circa 5000 ducati d’oro alla comunità religiosa. La somma, inizialmente causa di controversie con il Comune (che intendeva appropriarsene per portare a termine il processo di canonizzazione di Rosa), fu infine destinata ai lavori di ristrutturazione ed abbellimento del complesso monastico. Sempre in questo periodo, il monastero iniziò ad estendere il suo patrimonio fondiario, inserendosi pienamente nella vita economica della città. Tale fortuna andò esaurendosi nel corso dei primi decenni del Cinquecento, «ob defectum elemosinarum» (per mancanza di elemosine) e poiché, in seguito all’acquistato prestigio, la comunità era diventata così numerosa da renderne difficoltoso l’approvvigionamento.

Proprio negli anni di massimo splendore del monastero fu composto un registro, depositato presso il medesimo archivio conventuale, contenente quindici documenti (di cui nove originali e sei copie autenticate). Il contenuto eterogeneo del registro offre l’occasione per approfondire interessanti spunti tematici, legati alla vita economica del monastero e alla sua progressiva affermazione nel contesto urbano ed agricolo viterbese.

Tra questi documenti, infatti, si trova un inventario dei beni immobili del monastero, che consente di ricostruirne il patrimonio fondiario, oltre a restituire un panorama delle colture e delle tecniche praticate. Un altro argomento di interesse riguarda la gestione delle risorse idriche e degli impianti molitori, spesso causa di controversie tra le monache e altri membri della comunità viterbese. Ad esempio, si legge di una disputa nata tra le monache e i priori per i diritti sulle acque del Respoglio o di un compromesso tra il monastero di S. Rosa e quello di S. Francesco relativo alla spartizione di territori e risorse idriche nel territorio di Respampani. Si trovano, infine, vari contratti di enfiteusi a piccoli agricoltori, contratti di vendita di terreni, permute e donazioni. Tutti documenti che dimostrano come, in questa fase, la comunità di santa Rosa riuscì ad inserirsi vivacemente nella vita economica locale, ricorrendo perfino al tribunale pur di far valere le proprie prerogative.

Leonarda Bondognori si propone di curare l’edizione di questo registro ad oggi ancora inedito e di inserire il suo contenuto documentario nella vita quattrocentesca del monastero, rispetto ai suoi rapporti con le istituzioni cittadine e alla sua progressiva affermazione economica nel contesto locale.

Liturgia e culto 2021

Per l’anno 2021 si sta puntando a tre fulcri:

  1. A cura di Sara Pretto. Redazione del catalogo codicologico dei manoscritti che riportano traccia del culto e della devozione di Rosa. Si tratta di redigere delle schede codicologiche complete su tutti i manoscritti ad oggi conosciuti che presentano una traccia della liturgia della Santa per comprendere la trasmissione e l’irradiazione.
  2. A cura di Francesco Nocco. Allestimento di un repertorio delle fonti archivisticheriguardanti il culto di Rosa da Viterbo nel corso dei secoli. Tenendo presente che non pochi sono gli Istituti di conservazione che sarà necessario passare al va­glio, la proposta desidera avviare l’indagine dall’Archivio della Congregazione delle Cause dei Santi, complesso documentario che, pur avendo versato in passato (quando si chiamava Congregazione dei Riti) la propria documentazione presso l’attuale Archivio Apostolico Vaticano, custodisce in se­de (piazza Pio XII, contigua a Piazza S. Pietro) una restante e consistente parte d’archivio. Tale nucleo documentario potrà essere esplorato per verificare la presenza di documenti relativi a concessioni di reliquie e patronati e, più in generale, attestazioni (carteggi e corrispondenza) legate alle vicende del culto (e alla sua evoluzione) della Santa di Viterbo.
  3. A cura di Tiziano Anzuini. Le prime edizioni a stampa della vita e messa di Santa Rosa. Il lavoro si prefigge di reperire e studiare gli esemplari a stampa dell’anonima Vita beatae virginis Rosae, anteriori all’edizione curata dal Bladius nel 1568. Attraverso l’analisi dei cataloghi e repertori sono stati infatti reperiti alcuni esemplari non censiti (Roma, Biblioteca Alessandrina) o perduti (Dresda), che si aggiungono agli altri finora conosciuti. Le posizioni degli studiosi oscillano per la datazione entro il primo quarto del XVI secolo e il solo Rhodes attribuisce la compilazione al piacentino Alessandro Ruinagia (1472-1556). La recensio completa di tali esemplari, acquisiti e confrontati sistematicamente secondo moderni criteri di bibliologia, permetterà di definire l’esistenza di emissioni o edizioni diverse. Il testo sarà inoltre collazionato con l’edizione critica curata da Attilio Bartoli Langeli, Eleonora Rava e Filippo Sedda (sia ed. Brepols 2020, sia ed. Antonianum 2018) al fine di reperire eventuali varianti e di spiegarne il significato testuale ed eventualmente liturgico. Infine, il lavoro filologico sarà intrecciato con i dati storici, in parte inediti e non valorizzati, al fine di supportare le ipotesi prettamente bibliologiche.

Altre collaborazioni:

Sarah Tiboni, che ha condotto una ricerca di materiale online

Laura Albiero (IRHT), che collabora come docente al laboratorio di edizione dell’ufficio e messa di santa Rosa

Alessandra Baldelli: call for evidence, allestimento mappe

 

Laboratorio estivo: edizione statuto di Castro

Ecco una nuova occasione formativa per imparare a fare l’edizione di uno statuto.
Si tratta del manoscritto C. 26 della collezione della Biblioteca Provinciale “Anselmo Anselmi”, conservato oggi presso l’Archivio Storico della Biblioteca Consorziale di Viterbo (Biblioteca Comunale degli Ardenti). Il manoscritto contiene una redazione trecentesca dello statuto del Comune di Castro, utilizzata come testo di lavoro per l’approntamento di un nuovo statuto nel 1537, allorquando fu costituito il Ducato di Castro.

Destinatari: chi ha una buona conoscenza del latino e della paleografia

Date: 5-9 luglio 2021, ore 9.30-12.30 / 16.30-19.30

Modulo iscrizione: https://forms.gle/vjZAbxLFfQbCuqaw7

Scadenza: 21 giugno 2021

Come: online e/o in presenza

Di seguito il dettaglio del bando. 

Vedi anche Laboratorio estivo “Edizione Documenti pontifici”.