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LA FIERA DI S. ROSA A VITERBO

Di Angelo Sapio

Il 4 settembre si celebra a Viterbo la festa di santa Rosa. Com’è noto, non si tratta della ricorrenza del Transito, che è invece il 6 marzo, bensì quella della Traslazione del corpo della Santa dalla Chiesa di S. Maria in Poggio a quella di S. Maria delle Damianite avvenuta, secondo la tradizione, il 4 settembre 1258 per volere di Papa Alessandro IV. Rappresenta certamente la ricorrenza più avvertita e partecipata dalla comunità viterbese, se non altro, per i numerosi appuntamenti che si concentrano nei giorni immediatamente precedenti a questa data. Il trasporto della Macchina di s. Rosa che si svolge la sera del 3 è, senza dubbio, l’evento più atteso dell’anno da tutta la città, il momento apicale delle manifestazioni folkloriche in onore della Patrona. Nella giornata del 4 si assolvono invece le funzioni religiose vere e proprie presso la chiesa della Santa: fiumi di persone si riversano al Monastero per lasciare un saluto alla loro protettrice. In quelle stesse ore però, nelle vie e nelle piazze di Viterbo si rinnova un’altra attesissima e radicata tradizione popolare, la Fiera di s. Rosa.

Non è chiaro né a quando risalga la prima menzione, né se inizialmente fosse un semplice contorno dei vari momenti della festa, oppure un evento ben preciso con il suo giorno dedicato. Di sicuro sappiamo che nel tempo essa ha assunto le fattezze di una comune fiera come tante che si svolgevano nelle città e nei villaggi in concomitanza delle feste patronali per l’afflusso di forestieri che queste richiamavano. Sappiamo inoltre che a Viterbo erano usanza consolidata anche i celebri mercati rionali che si svolgevano nel corso dell’anno, come quelli di Piazza Fontana Grande, di San Silvestro o quello di San Faustino (tutt’ora esistente). La Fiera di s. Rosa pertanto trovava già terreno fertile per potersi ben impiantare.

Fino a pochi decenni or sono, esisteva anche un’altra fiera ancor più blasonata della prima, che alcuni storici vorrebbero far risalire addirittura al privilegio conferito alla “fedele” città di Viterbo dall’Imperatore Federico II nel 1240 che prevedeva, per l’appunto, la concessione di una grande fiera annuale internazionale da tenersi nel mese di settembre, per la durata di quindici giorni, con piena guarentigia per i commercianti provenienti da ogni dove. L’antica Fiera della Madonna della Quercia si teneva a pochi giorni di distanza dalle feste di s. Rosa movimentando, già con largo anticipo, una enorme quantità di bestiame che doveva essere preparata per l’esposizione ufficiale. È ipotizzabile che molti degli stessi ambulanti di minutaglia che affluivano al Santuario de La Quercia per approfittare dell’occasione fossero gli stessi che si vedevano girare per Viterbo nei giorni di S. Rosa e che magari sceglievano di prolungare appositamente la loro permanenza in zona. Nell’ultimo secolo la società è mutata radicalmente e la Fiera della Madonna della Quercia ha perso via via la sua ragion d’essere, mentre le feste di s. Rosa si sono trasformate in un appuntamento pop anche di richiamo turistico.

Ancora oggi, nella moderna società dei consumi e degli acquisti on-line, il fascino che esercita una fiera generalista, come è quella di s. Rosa, rimane sempre molto forte.

Abbiamo una colorita testimonianza della Fiera di s. Rosa in un testo del 1832, I fasti di Viterbo per la festa di Santa Rosa di Giovanni Panzadoro. Si tratta di una novella che l’autore aveva recitato il 4 settembre del 1826 presso l’Accademia degli Ardenti di Viterbo, in cui racconta di un siparietto avvenuto tra un ambulante sul sagrato della chiesa ed un alto prelato che passava di lì. Un breve spaccato della vita di duecento anni fa, con una bella descrizione di particolari ed una sua morale in fondo…

Foto gentilmente fornite dal Sig. Roberto Innocenzi


La Fiera avanti la Chiesa di S. Rosa”

novella

         Mentre applaudon le Muse al fausto giorno sagro alla Vergin Rosa che si onora; fra Voi, Ardenti, ancor io faccio ritorno, come ognun sa, che praticai finora; ma che adorni il mio crin, come Voi fate con delfico allor; non lo sperate.

Non è figlia del Ciel la Musa mia, Essa è nata fra i boschi, e le capanne; delle cetre non cerca l’armonia, ma sol zampogne, e pastorali canne, e allor quando cantare ad essa tocca, dice quello che vien nella sua bocca.

Spesso cantai la Verginella Diva con carmi alieni ai suoi gloriosi fatti, perché il proverbio nuovo non arriva quanto i poeti sian bizzarri, e matti; e per mostrar nelle follie se io sfoggi, sentite una Novella ancor quest’oggi.

Era appunto quel dì, che a torme, a torme correvano le Genti al sagro altare ove la Verginella intatta dorme, e vive ancor, quantunque estinta appare: e di un immenso Popolo al fracasso quivi devoto anch’io rivolsi il passo.

Viddi la larga via sparsa di tende dai Mercanti inalzate, e dai Spazzini per scampare dal sol: chi compra, e vende le Chincaglie, le Stoffe, i Musolini, viddi sparsi qua e là sopra i banchetti i Cembali, i tamburri, i ciuffoletti.

Del Tempio poi nell’ultime sue scale un Sabinese nato nel Soratte vendea fra gente rozza, e rusticale Dottrine, Sante Croci, e Giosafatte, la Suocera, e la Nora in gelosia, il Guerrino, il Bertoldo, il Casa mia.

Un vecchio poco lungi a lato destro aghi, spille, orecchini, e rozzi anelli, poca bambace involta in un Canestro, pietre da foco, l’esca, i solfanelli, i ferri da calzette, li detali, e più mazzi di stringhe coi puntali.

Quando in mezzo a quel popolo minuto esce fuori dal Tempio all’improvviso Monsiù delle Fables pingue, e panciuto del più caldo sudor bagnato il viso, e mentre il volto asciuga, e si sventaglia s’udiva replicar, “Largo canaglia!”.

Dando una spinta a questo, a quei un urtone lungi dicea: “Di qua genti malnate, nella bettola a far conversazione non nella Chiesa ad impacciar restate, perché recarci qui un fetor di fogna, di Vino, di Cipolla, e di Ascalogna?”

Oh! Perché qui non torna il Redentore a dare a tutti il memorando esempio, e di flagelli armato con furore voi tutti discacciar da questo Tempio, ove più vil di tortore, ed agnelli vendete esca, lunarj, e solfanelli?

Via, via lungi di qua”… Ma quel Libraro: “Ehi! Ehi! Monsiù” rispose, “e che figura? Pensa forse che io sia tanto somaro che letta mai non abbia la scrittura? So chi i poveri Cristo ha sempre amati quanto i ricchi negletti e minacciati.

Se mal io non compresi l’Evangelio che ad ascoltar mi reco ogni Domenica, quando il Curato nostro Don Aurelio dal sacro Altare a tutti quanti predica, mi sembra di sentir, che il Redentore mai nauseò dei poveri il fetore.

Se Egli comparisse in questa Chiesa come fu in quella un dì di Salomone, non saprei contro chi l’ira sua accesa la sferza adoperasse ed il bastone? Se contro chi ha il fetor di un galeotto o chi olezza di muschio e belgamotto.

No caccierebbe via quel Ciabattino di moglie carco, e Figli sì indigenti, che per nudrirli tutti il poverino sta sempre il cuojo a stiracchiar coi denti, ma caccierebbe via quei Parasiti delle crapule obbrobrio, e dei conviti.

Non caccierebbe via quell’uom d’onore nella sua povertà tanto negletto, che per sciugare il suo fabril sudore, mai non ottien dai ricchi un fazzoletto, ma chi con un cuor duro, e senza fede usurpa spesso a lui fin la mercede.

Non chi rozzo, inesperto, ed ignorante tutto umile si reca in questo loco, ma colui, che ambizioso, ed arrogante mostra per suo gran pregio, il creder poco, non quei che sta in ginocchio all’Eleisonne, ma chi sta assiso a corteggiar le Donne.

Or dunque sia pur certo mio Padrone, che con Lazzaro da Cristo discacciato mai rimarrebbe al par di un Epulone, qual è vossignoria grasso impappato, e si concluda insomma fra noi, che discaccierebbe via più lei che me.

Così parlò quel Sabinese accorto, e Monsiù Le Fables, pien di rossore ravvisò ben che non parlava a torto; tacque confuso senza far rumore ed io che il tutto intesi in un cantone non ommisi si far tal riflessione.

Oh! Mondo, esclamai tosto; ed è pur vero che il costume a dì nostri è così rio, ch’anche nei Tempj l’uom è mensognero, ed anche in Chiesa si fa oltraggi a Dio perché coi labbri, chi gli rende onore lungi ha spesso la mente e d’altri è il core?

Oh! Rosa tu, che innanzi al sommo Nume risplendi come il nitido raggio, tu rimiri dal Ciel l’annuo costume, con cui la Patria ti tributa omaggio, ma l’interno del cuor quando ravvisi vedrai quanti da te l’avran divisi.

Ardon più faci all’ara tua d’accanto, scende vittima Dio sopra dell’ara, ma il Popolo, che affolla ogni canto sempre umile al tuo piè non sta a pregare, oh! Da quanti amator Dalile ardite a te stessa vedrai più preferite.

Pur troppo; ognuno lo sa… soccorso o Diva, di un santo amor l’alma m’infiamma adesso, perdona i falli miei, la fè ravviva… son reo… lo veggo… il fallo mio confesso… perch’io, che tanto zelo ora dimostro, nemmen dico talvolta un Padrenostro.

Sulle tracce di santa Rosa. LA MOSTRA

Viterbo Monastero di Santa Rosa: 27 agosto – 27 ottobre 2021

Per il secondo anno di seguito la macchina di S. Rosa non passerà per le strade di Viterbo. Sarà questa un’occasione per approfondire in altro modo la conoscenza di Rosa da parte dei suoi devoti e pellegrini che nei giorni intorno alla sua festa liturgica (4 settembre) si recheranno al santuario a lei dedicato.

Proprio nei locali attigui alla chiesa e che corrono lungo due lati del chiostro anche quest’anno il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus in collaborazione con il Monastero di Santa Rosa, l’Università della Tuscia, l’University of St. Andrews (Scozia), la Diocesi di Viterbo e la Federazione della Clarisse Urbaniste d’Italia ha organizzato una esposizione per valorizzare il materiale artistico, archivistico e librario conservato presso il Monastero di S. Rosa di Viterbo.

Il tema è il culto e le evidenze storico-artistiche della giovane santa viterbese e del suo monastero nella lunga durata di questi otto secoli visti come attraverso una lente di ingrandimento, che focalizza alcuni momenti salienti e poco conosciuti. Ecco perché il titolo “Sulle tracce di santa Rosa”.

Si è pensato di offrire ai visitatori un percorso che cerchi di ripercorrere le orme lasciate dalla fanciulla viterbese spesso nascoste tra le pieghe del tempo. La mostra è infatti distribuita in quattro sezioni.

La prima sezione si apre nella sala del Capitolo dove verrà esposta per la venerazione l’urna con il corpo incorrotto di santa Rosa: la Reliquia per eccellenza. In questa prima sala a cura di Eleonora Rava e Anna Proietti e Daniela Zena si è ricostruita con materiale documentario e fotografico d’archivio la ricognizione del Corpo Santo avvenuta il 3 aprile 1921 e il suo restauro nell’agosto del 1921 (esattamente un secolo fa). In quell’occasione fu espiantato il cuore e posizionato in un reliquiario donato dal pontefice per la sua conservazione e venerazione. Il 13 novembre 1921, come annunciato dal Vescovo, dopo gli interventi di conservazione e prima della chiusura definitiva dell’urna, ebbe luogo la prima processione del Cuore insieme a quella del Corpo della Santa.

Nella sala del refettorio è disposta la seconda sezione a cura di Chiara Sassi, dove si espongono 15 lastre di rame della seconda metà del secolo XVIII rappresentanti alcune scene della vita di santa Rosa. Oltre alla descrizione dei rami si illustra nei pannelli esplicativi la tecnica dell’incisione calcografica.

Nella terza sezione a cura di Paola Pogliani si espongono esempi delle attività monastiche praticate dalle suore dal XVIII fino al XX secolo, ossia decorazioni con la tecnica dei papiers roulés e con fiori di stoffa.

La quarta sezione offre uno scorcio verso il museo della quotidianità che verrà allestito nelle cucine cinquecentesche del monastero di Santa Rosa. Lo studio dei documenti d’archivio insieme alle ricerche condotte sulle testimonianze materiali – utensili da cucina e strumenti di lavoro – offrono uno sguardo nuovo sulla scansione del tempo nella clausura, consentendo di sviluppare un racconto sfaccettato della vita monacale che si intende presentare in questo originale museo.

Il percorso potrà proseguire nel salone del Quattrocento, dove verranno esposti alcuni costumi del tradizionale corteo storico che accompagna l’annuale processione del cuore di santa Rosa e si potrà ammirare la cappella delle reliquie.

La mostra verrà inaugurata il 27 agosto alle ore 17.00 e resterà aperta dal 29 agosto fino al 27 ottobre con il seguente orario: 9.30-12.30, 15.30-19.30 (4 settembre orario continuato). L’inaugurazione sarà visibile in diretta sulla pagina Facebook del CSSRV.


Il programma dei festeggiamenti prevede altri due eventi.

Il 29 agosto alle ore 21.00 si terrà la conferenza pubblica “1921. L’estrazione del cuore di santa Rosa”. Dopo i saluti delle autorità segue l’intervento di don Luigi Fabbri “La lettera pastorale di Emidio Trenta e l’istituzione della processione del cuore” e l’intervista di Antonio M. Lanzetti a Luigi Capasso su “La ricognizione del corpo di Rosa del 1921 e l’estrazione del cuore”. Presiede Anna Proietti. Visto il numero limitato di persone che potranno accedere nel chiostro del monastero la conferenza sarà visibile in diretta sulla pagina Facebook del CSSRV.

Il 5 settembre alle ore 21.00 sarà proiettato nel chiostro del monastero di S. Rosa il documentario “La storia e il monastero” a cura di Paolo Paganucci.

A seguito delle disposizioni di Pubblica Sicurezza sanitaria, per accedere alle sale museali e ai due eventi che si terranno nel chiostro del complesso monastico viene effettuato il controllo del Green Pass.

Un anno di SPeS

Ormai più di un anno fa, con l’avvento del primo lockdown dovuto al COVID-19, il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus si è trovato davanti all’urgenza di dover cambiare la modalità di svolgimento dei corsi formativi programmati per la primavera del 2020. È stata l’occasione grazie alla quale un gruppo di amici afferenti a varie sedi universitarie (Viterbo, Napoli, Chieti) o centri studio (Frate Elia da Cortona, Centro Europeo di Ricerche Medievali), con il Centro Studi come capofila, hanno costituito un gruppo di lavoro evocativamente chiamato SPeS acronimo di “Scuola di Paleografia e Storia”.

Approfittando del fatto che la maggior parte delle persone era costretta a casa, abbiamo offerto alcuni corsi a distanza sulla paleografia pratica e la storia oltre ad un laboratorio di lettura di fonti medievali con riconoscimento di crediti formativi attivato con l’Università della Tuscia. La proposta ha riscosso un grande interesse, arrivando a numeri che non ci saremo mai aspettati per materie che consideravamo di nicchia e riservate agli addetti ai lavori.

Si sono dunque attivati due corsi di paleografia pratica: il primo in forma laboratoriale con gli studenti della Tuscia, basato sui materiali conservati presso l’Archivio Generale della Federazione delle Clarisse Urbaniste a Viterbo, in modo particolare il fondo del Monastero S. Rosa; un secondo offerto gratuitamente a chi avesse già qualche competenza paleografica con una serie di 10 lezioni monografiche che spaziavano geograficamente e cronologicamente. Le trecento iscrizioni per questa seconda proposta hanno portato a duplicare il corso in due giorni (lunedì e giovedì).

A queste proposte hanno fatto seguito un corso di introduzione all’uso del software Classical Text Editor per approntare le edizioni critiche e un laboratorio estivo per lavorare sulle inedite lettere papali ricevute e conservate dalle Clarisse del monastero di S. Tommaso di Monte Santo, od. Potenza Picena (xiii-xv secolo). Ecco un prospetto dei corsi:

Incoraggiati dall’esito inaspettato si è proposto un calendario di proposte formative molto più articolato e scandito dai mesi di ottobre 2020 a giugno 2021:

euristica digitale

laboratorio di edizione fonti giudiziarie

laboratorio di edizione fonti liturgiche

Notariato medievale italiano

Access per umanisti

Laboratorio di paleografia e storia

Paleografia pratica superiore 2021

Avviamento allo studio del libro antico a stampa

Avviamento all’uso di Classical Text Editor

Questo il grafico delle presenze ai corsi

Si sono organizzate all’interno dei vari corsi anche delle lezioni pubbliche aperte a tutti tramite iscrizione gratuita, come la lezione di Attilio Bartoli Langeli, La confessione autografa di una strega: Bellezza Orsini, 1528 o quella di Maria Grazia Nico, Stregoneria, processi, statuti. Un “racconto” perugino, o anche Margaret Connolly e Rachel Hart  (Università di St. Andrews), Panorama delle scritture in uso in Inghilterra e in Scozia dall’XI al XVI secolo.

Il Centro Studi, inoltre, usufruendo delle tecnologie messe insieme per i corsi SpeS, dall’inizio dell’anno ha organizzato mensilmente presentazioni a distanza di volumi appena stampati, offrendo un ennesima occasione di approfondimento culturale e formazione. Tutte le presentazioni possono essere recuperate tra i video della nostra pagina Facebook: https://www.facebook.com/CSSRV .

Una missione, dunque, quella del Centro Studi Santa Rosa onlus, di “speranza” e di ripresa in questi mesi complicati, una missione di sostegno alla cultura e alla formazione di tutti senza distinzioni: la speranza anche per noi è quella di poter continuare, e sempre meglio, poter essere una punto di incontro e di vera promozione culturale.

 

 

Inaugurazione cappella delle reliquie

a cura di Filippo Sedda

 

Voglio raccontarvi una storia. La storia delle reliquie del monastero di santa Rosa.

Sarà capitato a più di qualche archivista – soprattuto di enti ecclesiastici –  ritrovarsi sommerso da scatole contenenti encolpi e reliquie di vario genere, armadi con busti e cassette variamente decorate o con cassetti pieni di autentiche conservate più o meno adeguatamente.

Una serie di felici coincidenze hanno consentito non solo di recuperare, restaurare, catalogare, ma persino di riposizionare in una mostra permanente e in uno spazio dedicato e che valorizzasse queste suppellettili sacre, oggetto di devozione secolare e pure di grandi controversie.

Mercoledì 23 giugno alle ore 16 si inaugurerà la cappella delle reliquie alla presenza del vescovo di Viterbo S. E. R. mons. Lino Fumagalli.

Dopo una prima esposizione nel settembre 2012 in una mostra titolata “Dalle reliquie alla Reliquia. La santità di Rosa visibile e tangibile”, dedicata in particolare alle reliquie della santa viterbese, si è avvertita la necessità di porre mano al ricco materiale conservato presso il monastero.

La lungimiranza della direttrice dell’archivio, la dott.ssa Eleonora Rava, fu di affidare all’opera paziente della dott.ssa Anna Proietti la schedatura attraverso un database realizzato da Giuliana Falchi e dalla stessa direttrice per consentire la descrizione di tutti i pezzi conservati sia nel loro aspetto materiale sia per quello documentario, ossia le cosiddette “autentiche”. Esse sono documenti redatti dall’autorità religiosa muniti di firma e timbro, con cui si dichiara che la reliquia è appunto autentica.

Nel 2019 si è potuto, quindi, organizzare una seconda mostra dal titolo: “Fede e devozione. Le reliquie del monastero di santa Rosa”.

Nel medesimo tempo il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo ha iniziato una proficua collaborazione con i laboratori di restauro dell’Università della Tuscia per mezzo della prof.ssa Paola Pogliani. Fornendo i materiali necessari con i contributi ottenuti con il 5 x mille dato al Centro Studi, i restauratori Giorgio Capriotti, Sabrina Sottile, Lorenza D’Alessandro, Cristina Caldi e naturalmente gli studenti si è riuscito a restaurare e studiare i pezzi più particolari conservati presso il monastero.

Ciascun pezzo è stato aperto sotto la supervisione di don Roberto Bracaccini, segretario del vescovo di Viterbo, per poter consegnare ai restauratori il contenitore delle reliquie da poter essere restaurato. Alla fine del lavoro don Roberto ha ricollocato ogni reliquia nella sua sede apponendo un nuovo sigillo di autentica.

L’ultimo atto di questa storia è stato trovare un luogo adeguato per riporre questi oggetti della devozione, almeno quelli più belli e significativi. Sr. Francesca Pizzaia, responsabile della comunità delle Alcantarine che oggi svolgono il loro apostolato presso il santuario di S. Rosa, su sollecitazione del vescovo Lino Fumagalli, ha voluto riservare uno spazio attiguo al salone del Quattrocento per riporre in modo permanente alcune di queste reliquie. Una stanza solcata da un arco a sesto acuto come a richiamare una cappella, la cappella delle reliquie. Tutto questo si è potuto realizzare anche con il contributo finanziario della Fondazione Carivit che ha permesso di rifare l’impianto delle luci, recuperare alcuni vecchi armadi chiusi con vetri sotto la sapiente guida dell’ing. Paolo Paganucci.

Grazie a questa sinergia e collaborazione tra istituzioni, grazie al coordinamento di competenze  diverse e di volontari oggi le reliquie del monastero di S. Rosa sono offerte nuovamente alla devozione dei fedeli, ma potranno anche essere ammirate in quanto veri oggetti d’arte e compresi attraverso un percorso espositivo e didattico di didascalie e pannelli.

Locandina

Galleria di immagini

Laboratorio estivo: Documenti pontifici

Il Laboratorio si propone di introdurre alle tecniche, ai metodi, alla cultura dell’edizione delle fonti documentarie mediante un corso intensivo, che prevede un lavoro pratico con alcuni approfondimenti tematici. L’oggetto di studio sono le lettere papali ricevute e conservate dalle Clarisse del monastero di S. Tommaso di Monte Santo, od. Potenza Picena (XIII-XV secolo), inedite.

Destinatari: chi ha una buona conoscenza del latino e della paleografia

Date: 6-10 settembre 2021, ore 9.30-12.30 / 15.30-17.30

Modulo iscrizione: https://forms.gle/vjZAbxLFfQbCuqaw7

Scadenza: 25 agosto 2021

Come: a distanza

Di seguito il dettaglio del bando. 

Vedi anche Laboratorio estivo “Edizione Statuto di Castro”.

Una esplosione inspiegabile

a cura di Paolo Paganucci

Nell’archivio del Monastero di S. Rosa da Viterbo, oltre a documenti di chiara e riconosciuta importanza  storica, ci sono anche degli scritti, memorie e appunti, redatti  nel corso dei secoli dalle monache in occasione di eventi e fatti degni di nota o che hanno turbato e sconvolto il sereno scorrere del loro tempo.

In questo articolo si vuole far conoscere una relazione della metà del XVIII secolo, costituita da poco più di due pagine e senza firma, che dopo un’ampia descrizione di alcuni locali del piano primo, adiacenti alla chiesa e posti sopra un porticato con colonne in peperino, in cui tra l’altro si trovava l’archivio, entra nel vivo del fatto narrando: “Contigua a detto archivio era un’altra stanza non addetta ad alcun uso ed in essa serbavasi libre 85 di polvere, entro due conche di rame, destinata a fare lo sparo de mortaretti in occasione delle feste solenni“.

Con questi presupposti e rammentando che 85 libre di polvere da sparo corrispondono a circa 29 kg , veniamo all’incidente.

Nel dì 6 del corrente marzo 1751, giorno dedicato alla preziosa morte della santa ed appunto compiono il quinto secolo del di lei felice passaggio alla gloria, circa le hore 21, stando quasi tutte le religiose nella chiesa interiore, per andare secondo il costume  al bacio dei piedi d’essa  Santa, e mentre gran parte di esse, avendo terminato la pia funzione passavano o al parlatorio o alla cantoria suddetta a grate superiori della Chiesa, si sentì all’improvviso un orribile strepito, che in quel subito fu creduto  terremoto, ma ben presto apparvero le fiamme che sboccarono  da una delle grate superiori della Chiesa, e dalla grata del suddetto parlatorio.

Immediatamente con grande fracasso rovinarono i muri e si riconobbe, che accesasi, non si sa come la polvere suddetta  era rovinato il pavimento di quella stanza, le pareti  a destra  ove stava l’Archivio, ed a sinistra, i soffitti superiori di detta  stanza insieme col tetto e la metà del pavimento  del dormitorio,  per cui passavasi  alle medesime grate superiori della Chiesa;  restò in più parti conquassato il muro sostenuto e piantato sopra esse  colonne peperine che formano il portico, ed  altresì  l’altro muro, che divideva le stanze del dormitorio; balzato uno stipite di peperino della finestra dell’Archivio,  slogati gli atri stipiti delle finestre di esse pareti, ed in fine fracassati tutti i vetri delle sei lunette del portico, e delle altre finestre tutte corrispondenti al detto claustro, e nel Parlatorio medesimo, benché in molta distanza fossero.

In detta rovina restò  ancor sepolto e conquassato il credenzone ove conservasi le scritture tutte e libri dell’archivio sopradetto le quali però intatte ed illese sono state interamente ritrovate e dissotterrate.

Fù inesplicabile lo spavento cagionato nelle religiose in si funesto  successo,  mentre tre di esse allora eran per uscire dalla Chiesa interiore per passare al suddetto portico ed sentivansi  inspirare a retrocedere ed in tal dubietà o di aspettare o di andare avanti sospese, vidersi avanti gli occhi cadere il pavimento.

Tre altre religiose e due educande stavano alle grate del parlatorio e si videro all’intorno circondare dalle fiamme, che quindi sboccarono all’aria aperta. Un’altra educanda volendo entrare nella cantoria della Chiesa appena vi pose dentro il piede, che sentì violentemente sospingersi  la porta alle spalle  e voltatasi vide le fiamme e la ruina delle pareti, presso le quali allora era passata.

Niuna però di esse per grazia del Signore, restò offesa in minima.

Non può immaginarsi  la ragione di tal incendio, poiché sol tanto il 4 marzo era stata aperta la suddetta stanza per consegnare la polvere al bombardiero per gli spari soliti a farsi  in occasione della festa della Santa, ma poi subito serrata,  venia  la chiave ritenuta dalla M. Abbadessa, senza che alcuno più potesse penetrarvi.

Inoltre le stanze medesime rovinate erano lontane da tutte le officine e luoghi ove si custodisce il fuoco: la porta e finestra di detta stanza, ov’era la polvere eran ben chiuse.

In somma capirsi non può in qual  modo essa polvere si accendesse.

Manoscritti di Girolamo Vittori

Presso l’archivio del Monastero di Santa Rosa di Viterbo si conserva da oltre quattro secoli un manoscritto sconosciuto ai più, contenente la vita e i miracoli di s. Rosa. Trattasi nella fattispecie di una libera versione in lingua volgare del Processo di Canonizzazione del 1457 indetto da Papa Callisto III. L’autore è tale Girolamo Vittori, canonico della Cattedrale di Viterbo e confessore delle Clarisse del Monastero della Santa nel secondo decennio del XVII° secolo. Nelle pagine iniziali si evince la volontà dell’autore di dedicare e destinare questo lavoro alle Monache affinché potessero usufruirne secondo le loro necessità. Erano infatti i primi anni della forte riscoperta del culto rosiano a Viterbo e, di conseguenza, della crescente domanda d’ingresso di giovani aspiranti in Monastero. Si rendeva pertanto necessario uno strumento più agile per la conoscenza della vita della Santa rispetto agli atti ufficiali del Processo, certamente meno accessibili. Dopo la fortunata pubblicazione della biografia della Patrona viterbese di Pietro Coretini, posteriore di circa vent’anni, se ne perse quasi certamente memoria. Tuttavia, pur rimanendo tutt’oggi un’opera inedita, si ha conoscenza di una seconda copia, anch’essa manoscritta, conservata presso la Biblioteca Comunale degli Ardenti di Viterbo.

È in corso la trascrizione del testo, del quale si intende fare una collazione di entrambi i manoscritti, al fine anche di capire se essi siano o meno opera della stessa mano.

 

I rami di santa Rosa: esposizione

Una nuova esposizione presso il Monastero di Santa Rosa prende il via il 22 maggio fino al 22 agosto 2021. Si tratta delle lastre calcografiche in rame (e due in ottone) utilizzate per stampare i miracoli di Rosa sui cuscinetti in stoffa. Questi, una volta messi a contatto con il Corpo Santo, divenivano reliquie da contatto. Le medesime lastre erano utilizzate anche per stampare su carta santini e immagini devozionali.

Per prenotare delle visite guidate scrivere a guide@centrostudisantarosa.org.

Workshop finale del laboratorio di edizione fonti liturgiche

A conclusione del laboratorio di edizioni di fonti liturgiche i partecipanti al laboratorio, insieme a qualche invitato esterno, propongono un seminario di approfondimento delle fonti analizzate, dei metodi utilizzati e delle indagini storiche sull’ufficio liturgico di Santa Rosa da Viterbo.

Il workshop si terrà sabato 19 giugno, la mattina dalle ore 9.30 alle ore 13.00 e il pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 17.00.
Chi lo desidera può partecipare al seminario attraverso la piattaforma Zoom, iscrivendosi gratuitamente a questo link.